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Feste Musicali Jacopee 2019


Basilica di San Giacomo

Roma, via del Corso 494/a



lunedì 22 luglio ore 19:00

#Labyrinthus1519

concerto nel quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci

Viaggio nella meccanica del corpo
con le musiche di
Flavio Colusso,
Minoru Miki, Steve Reich

testi tratti da Leonardo da Vinci


Silvia De Palma voce recitante
ARS LUDI Ensemble di percussioni
Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi, Gianluca Ruggeri

Cappella Musicale di San Giacomo
Flavio Colusso Maestro di cappella
Michele Vannelli organo
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martedì 23 luglio ore 17:30

S. Messa e concerto spirituale

musiche di Frescobaldi, M. Rossi,
A. Scarlatti

Michele Vannelli organo
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mercoledì 24 luglio ore 18:15

Vespri solenni concertati

presieduti da don Giuseppe Trappolini

musiche di Frescobaldi, Carissimi, Colusso, Victoria, gregoriano
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giovedì 25 luglio ore 18:30

Messa solenne della
Festa di San Giacomo

presieduta da S.E.R.
mons. José Tolentino Mendonça


Missa Sancti Jacobi di F. Colusso

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#Labyrinthus1519 Testo e musica di Flavio Colusso

A Leonardo da Vinci anatomista, esploratore del corpo umano alla ricerca del mistero della vita, della bellezza della natura e della sede dell’anima, Flavio Colusso dedica il suo nuovo lavoro #Labyrinthus1519, un “Teatro anatomico” per ensemble di percussioni e voci recitanti: commissionato da ARS LUDI, viene eseguito il 22 luglio in prima assoluta in occasione delle Feste Musicali Jacopee 2019, nella Basilica di San Giacomo in Augusta di Roma, nel concerto Labyrinthus, labirinto come simbolo del cammino interiore e del pellegrinaggio, percorso musicale e spirituale guidato da letture di testi vinciani e scandito anche dalle suggestive e virtuosistiche composizioni di Steve Reich (Marimba Phase), di Minoru Miki (Marimba spiritual).

Il “Teatro Anatomico” è ispirato alle lunghe notti di Messer Lionardo trascorse a studiare il corpo umano nell’Archiospedale di Santo Spirito a Roma, un viaggio all’interno della meccanica del corpo, della “cosmografia del minor mondo” alla ricerca dell’anima, a bordo delle “barche spirituali”, come erano considerati gli strumenti a pelle, associati all’emissione del suono primordiale - origine di  tutte le manifestazioni - al ritmo dell’universo e del sangue, e propizianti la discesa dal cielo di favori celesti.

A Milano e a Firenze Leonardo aveva studiato soprattutto i muscoli e le ossa e, tra il 1513 e il 1516 a Roma, nelle lunghe notti trascorse a studiare il corpo umano nell’Archiospedale di S. Spirito, disseziona, analizza e disegna soprattutto il cuore, la circolazione sanguigna, i nervi e lo sviluppo embrionale. Consegue, non senza meraviglia, la grande “Sperienzia” che fissa nei suoi codici manoscritti, ricchi di testi e disegni.

Gli appunti, le riflessioni, le scoperte, le analogie con altri fenomeni della natura, i dubbi, gli incredibili e multiformi elenchi del “Libro di vocabuli” dell’anziano Leonardo - veri e propri labirinti di parole - sono il tessuto concettuale, imaginifico e sonoro sul quale Colusso intraprende il suo viaggio musicale.
Una partitura divisa in sei “Notturni” (1. “Luna, compagna silenziosa della notte [entrando nelle viscere dell’antro]”; 2. “Come il sangue dell’omo”; 3. “Il libro di mia vocabuli”; 4. “Veramente quale essa si sia, ella è cosa divina”; 5. “Nel segreto del leggìo-inginocchiatoio”; 6. “Scrivi che cosa è anima”) che, affidata ai suoni acquatici dei metalli e del “Waterphone”, alle risonanze profonde delle grancasse e dei tamburi, ai meccanismi del legno, mette in risonanza l’architettura ellittica della chiesa dell’antico “Hospitale degl’incurabili”, sul pavimento della quale fa bella mostra un prezioso intarsio marmoreo che riprende la forma del tradizionale “Teatro anatomico” e che guida la grande pantomima del gesto interpretativo del gruppo di musicisti.

L’hashtag inserito nel titolo del brano vuole includere anche la navigazione su internet tra le esperienze di crescita: il viaggio interiore, quello psicologico e mentale, i riti di passaggio, i viaggi funerari, il pellegrinaggio di fede.

Il 2019 vede Flavio Colusso all’opera con un’altra composizione ispirata a Leonardo da Vinci: commissionata dal XXVIII Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone: In cena Domini - per sole voci e Live electronics - ispirata al celeberrimo “Cenacolo” leonardiano e alle sue relazioni con le tradizioni testuali del Giovedì Santo e del Corpus Domini.

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Feste Musicali Jacopee 2019
Le Feste jacopee proseguono con la Cappella Musicale di San Giacomo martedì 23 ore 17:30, mercoledì 24 ore 18.15 con i Vespri solenni concertati e si concludono giovedì 25 ore 18:30 con la messa solenne della Festa di San Giacomo in cui è eseguita la Missa Sancti Jacobi di F. Colusso: “Ad sepulcrum Beati Jacobi egri veniunt et sanantur” risuona in noi come miracolo della trasformazione della vita da corpo di morte in corpo di Risurrezione: mèta del pellegrinaggio e intenzione dell’intera Missa, concentrata sulla simbologia della conchiglia-perla-stella.

Come scrive Pupi Avati nella presentazione del CD della Missa Sancti Jacobi [MR 10096] : “Dal nostro Ospedale e dalla nostra Basilica, conchiglia di santità sempre rinnovata, condivido spesso una sorta di ritrovata, rinnovata, liturgia che grazie al prezioso lavoro della Cappella Musicale è capace di miracoli come questo: la proposta della Missa Sancti Jacobi ‘super Gracias’, nelle scelte poetiche e musicali più filologicamente rispettose e, nel contempo, così misteriosamente aderenti a questo nostro terribile tempo. La peculiarità creativa di Flavio Colusso è racchiusa tutta in questa filosofia dell’arte, intesa come creazione e ri-creazione in cui l’arcaico e il presente si incontrano in una commovente, umanissima, sintesi”.

La storia della Cappella Musicale di San Giacomo e del suo prezioso organo è antica, legata alla storia della Chiesa e dell’Ospedale di San Giacomo detto “degli incurabili”, fondato nel 1339 e il cui importante ampliamento e ristrutturazione furono realizzati tra il 1592 e il 1600 dal cardinale Antonio Maria Salviati, ivi sepolto sotto l’altare maggiore. Luogo di eccezionali risonanze e memorie, è stato recentemente chiuso ma si spera che venga presto riaperto al suo antico servizio.

San Giacomo è patrono dei pellegrini e dei farmacisti e il pellegrinaggio, simboleggiato dal labirinto, è un cammino inteso anche come combattimento spirituale, come viaggio che nei modi più diversi l’uomo compie dentro se stesso; esperienza del corpo e dello spirito che si estende da sempre anche al concetto di accoglienza e di cura nel contesto degli antichi “Hospitali”. La devozione jacopea ha ispirato fin dal Medioevo musicisti e poeti favorendo la formazione di un patrimonio in cui confluiscono diverse esperienze culturali europee; la musica, medicina dell’anima e del corpo, avvicina persone, luoghi, tempi e rende possibili armonie altrimenti “dissonanti”.
L’ospedale e la chiesa di San Giacomo occupano un posto importante nella storia dell’umanità: qui trovarono la conferma della loro vocazione ed esercitarono il loro carisma, tra gli altri, grandi santi come Gaetano Thiene, Filippo Neri, Camillo de Lellis. Contribuirono alla bellezza del luogo celebri artisti come Francesco Capriani da Volterra, Bartolomeo Grillo, Sangallo il giovane, Carlo Maderno, il Pomarancio, Pierre Legrot, e musicisti come Ruggero Giovannelli, Orazio Benevoli e Alessandro Scarlatti furono tra gli antichi Maestri di cappella.
Situata alla porta Nord della città, quotidianamente visitata da migliaia di turisti e da cittadini provenienti da ogni parte di Roma, San Giacomo è un’oasi di pace nella frenesia della via del Corso che offre ad un variegato pubblico un momento di fresco ristoro spirituale illuminato dalla musica, un prodotto culturale che è espressione di una qualità artistica non museale ma viva e che è parte viva del carisma del luogo e della sua storia, nel cuore culturale e spirituale di Roma.

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