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IL VOTO CONSAPEVOLE

La newsletter di Famiglie Accoglienti 

Care amiche e cari amici, manca una settimana al voto e come associazione non diamo ovviamente indicazioni per nessun partito. Però guardate il video qui sotto prima di infilare la scheda nell'urna.

I personaggi che avete visto all'opera negli ultimi tre decenni sono gli stessi che hanno fallito completamente nel loro approccio ai problemi delle migrazioni, prima con la legge Bossi-Fini, poi con i cosiddetti Decreti sicurezza di Salvini. Hanno creato insicurezza, sofferenza e morte e voglio continuare a farlo. Se ci fosse bisogno di prove, basterebbe la foto qui sotto.
Tutti sanno che si tratta di pure assurdità ma anche le assurdità, in mano a governanti senza scrupoli, sono all'origine di crimini contro l'umanità. Non c'è molto da aggiungere, nel resto della newsletter troverete altre notizie. Noi saremo, come sempre, dalla parte dei più deboli.

Sei morti per fame e sete su barcone, due sono bimbi

La campagna elettorale in questi ultimi giorni ha preso il monopolio di tutti i media. Una campagna elettorale in cui però la serietà latita. Slogan, attacchi personali, ripicche, la politica italiana sembra essere priva di lungimiranza. Non ne ha guardando a come affronta i temi della crisi climatica e non ne ha nemmeno sul tema delle migrazioni, che è strettamente collegato al primo. Mentre entriamo nell'ultima settimana di propaganda però in mare si continua a morire. 
È notizia di soli pochi giorni fa quella che sei rifugiati siriani, fra cui due bambini di uno e due anni, un adolescente di 12 e tre donne, sono morti su un barcone rimasto per giorni alla deriva nel Mediterraneo centrale presumibilmente "di fame e di sete".

Lo ha affermato l'Unhcr sottolineando che l'Agenzia sta assistendo i 26 sopravvissuti sbarcati a Pozzallo, molti dei quali "presentano condizioni estremamente gravi, tra cui ustioni".

"Questa inaccettabile perdita di vite umane e il fatto che il gruppo abbia trascorso diversi giorni alla deriva prima di essere soccorso evidenziano ancora una volta l'urgente necessità di ripristinare un meccanismo di ricerca e soccorso tempestivo ed efficiente, guidato dagli stati nel Mediterraneo - dice la rappresentante dell'Unhcr in Italia Claudia Cardoletti - Il soccorso in mare è un imperativo umanitario saldamente radicato nel diritto internazionale" 

LE ROTTE DELLA MORTE

Francesca Mannocchi ancora una volta si dimostra una delle migliori giornaliste d'Italia. La sua penna va sempre dritta al punto e riesce a smuovere le coscienze. In un lungo reportage apparso mercoledì su La Stampa parla della morte di Loujin e conclude il pezzo con una domanda: e domani?

L'intero reportage si può leggere sul sito de La Stampa, di seguito ve ne riportiamo un interessante estratto.
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«Loujin è morta a causa delle politiche europee. Morta tra le braccia della madre mentre diceva: ho sete». Così pochi giorni fa l'attivista Nawal Soufi ha denunciato la morte di Loujin, siriana, quattro anni. Morta di sete mentre con la sua famiglia cercava di raggiungere un porto sicuro. Era partita dal Libano con la madre e la sorella. Ma a dividere le loro speranze e la destinazione Europa ci sono stati dieci giorni senza cibo né acqua. Dieci giorni di richieste d'aiuto a Malta prima, alla Grecia poi e da ultimo ai mercantili di passaggio. Dieci giorni di Sos ad Alarm Phone e di indifferenza europea. Finché le autorità greche non hanno spedito un mercantile a soccorrerli ma per la bambina non c'era più niente da fare. Corpi simili, sfiniti dal sole e dalla fame, bambini disidratati e assetati, sono arrivati due giorni fa a Pozzallo. Almeno i sopravvissuti, al recupero condotto dalla motovedetta Cp 325 della Guardia Costiera. Un altro barcone alla deriva, salpato dalla Turchia senza abbastanza cibo né acqua. Due settimane in mare, i naufraghi alla deriva che gridano, un mercantile che si avvicina e non li salva. L'equipaggio getta una cassa d'acqua che però i naufraghi non riescono a recuperare. Altre grida, altri Sos inascoltati. Trenta vite disperate le cui sorti sono state note per giorni, senza che partissero tuttavia, gli aiuti tempestivi che avrebbero salvato loro la vita. Poi il gruppo di ventisei naufraghi - afghani e siriani - è stato soccorso 70 chilometri a Sud di Portopalo e trasferito a Pozzallo. Ma per sette persone, tra cui due bambini di uno e due anni, era troppo tardi. Anche loro, come Loujin, sono morti di fame, di sete e di indifferenza.
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I segnali inascoltati, le lezioni non imparate

Secondo l'Unhcr, il numero di persone che ha lasciato il Libano via mare è quasi raddoppiato nel 2021 rispetto al 2020 ed è nuovamente aumentato del 70% nel 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La domanda da farsi è: c'erano segnali? Era possibile prevederlo?
La risposta è due volte sì. Non solo c'erano segnali, ma c'erano numeri, statistiche e denunce.
Dopo il collasso economico del 2019-2020, le coste libanesi sono diventate punto di partenza di gommoni e barche dirette verso Cipro. Ma se prima a partire da Tripoli, la città portuale a Nord del Paese, erano per lo più rifugiati siriani o palestinesi sfiniti da anni di vita nelle tendopoli, frustrati dalla disoccupazione, dall'assenza di prospettiva di un ritorno a casa, a partire dall'estate del 2020, si sono uniti alla rotta anche i cittadini libanesi senza più prospettive. I numeri erano chiari già due estati fa, dati indicativi ma troppo bassi per fare notizia in un'Europa interessata solo a tamponare gli arrivi nel Mediterraneo centrale.
Numeri non solo chiari ma in crescita in una rotta erroneamente considerata distante, come distante pareva la guerra siriana ormai al suo decimo anno.
I flussi migratori, però, non nascono mai come emergenze, ma come conseguenze di situazioni diventate croniche, abbandonate dall'attenzione (e dal denaro) internazionale e poi precipitate. Così è stato in Libano, dove nel 2020 i segni dei nuovi flussi che avrebbero attraversato tutte le sponde del Mediterraneo c'erano già. Bastava leggerli. In due settimane a cavallo tra agosto e settembre venti barche avevano lasciato le coste libanesi dirette a Cipro. Venti in 15 giorni.
Più di quante ne fossero partite complessivamente nei dodici mesi precedenti. Nello stesso periodo la guardia costiera cipriota aveva respinto e espulso trecento persone senza dare loro la possibilità di presentare richiesta d'asilo.
A ottobre di quell'anno, dopo decine di respingimenti e morti in mare, Human Rights Watch pubblicò un lungo e dettagliato rapporto dando conto delle modalità di respingimento di Cipro
I ricercatori dopo mesi di raccolta di prove e testimonianze, sostennero che le autorità cipriote avessero più volte ignorato le richieste di asilo delle persone intercettate in mare e lo stesso fece la Kisa, un'organizzazione non governativa dell'isola che, sulla base delle statistiche della polizia locale, rese noto che le autorità cipriote avessero intercettato e respinto indietro mille persone su imbarcazioni irregolari in pochi mesi. Per i fortunati, quelli che sono riusciti a raggiungere l'isola, si sono aperte le porte del campo di Pournara a Kokkinotrimithia, un campo all'aperto, sporco, infestato di insetti, in cui l'acqua scarseggia, non c'è abbastanza cibo, ci sono quattro bagni ogni cento persone, le tende sono prive di elettricità e le quattro sezioni del campo invase da rifiuti. Un'immagine che ricorda il nostro hotspot di Lampedusa, le orribili condizioni dell'ormai chiuso campo di Moria a Lesbos. Esempi di una politica che di fronte a flussi prevedibili continua a mostrarsi impaurita e impreparata.

E domani?

Passata l'ondata di indignazione per Loujin e i suoi coetanei morti di sete e indifferenza nel Mediterraneo, resta da chiedersi cosa sarà domani.
Una volta ancora è possibile prevederlo. Una volta ancora l'Europa potrebbe scegliere di essere lungimirante invece di lasciar morire in mare bambini vittime di inazione e colpevole paura di un nemico inesistente.
Due giorni fa la Banca centrale libanese ha annunciato di aver interrotto la fornitura di dollari per le importazioni di benzina. Per un Paese la cui economia è sussidiata nei beni di prima necessità significa indebolire ancora una moneta che è già carta straccia. E se questo piega le famiglie libanesi, è facile immaginare cosa produca nelle famiglie dei due milioni di rifugiati siriani nel Paese. Gli ultimi tra gli ultimi, a cui è stato negato l'accesso al lavoro, all'assistenza sociale, all'istruzione. Gli ultimi tra gli ultimi in fuga da una guerra dimenticata, bambini come Loujin, profuga a quattro anni, quindi nata in esilio. Siriana che non ha mai visto la Siria. Siriana che mai la vedrà. Portata via dalla seconda guerra, quella contro la fame in Libano, dai suoi genitori che avevano voluto immaginare per lei un futuro come i bambini degli altri. I bambini che vivono in pace nei Paesi governati da chi respinge le loro barche e ignora le loro richieste d'aiuto.

IL VOTO CONSAPEVOLE DI SEAWATCH

Seawatch attraverso i suoi canali social ha pubblicato un interessante riassunto che mostra le intenzioni dei vari partiti sui temi migratori e sociali. Di seguito vi mettiamo la galleria di immagini con i vari programmi.

"Il 25 settembre in Italia si vota per le elezioni politiche.
Quanto è trattato il tema migratorio nei programmi dei partiti?
Che aspetti sono sviluppati e approfonditi? Abbiamo preparato questo breve resoconto per aiutarti a scoprirlo.

La valutazione di come la politica e le forze politiche si occupano delle migrazioni, del salvataggio in mare e dell'accoglienza si determina dagli atti concreti. Con questo post abbiamo voluto analizzare i programmi con cui i partiti politici si presentano alle elezioni del 2022, verificando la presenza o l'assenza di 7 importanti punti.

Non fermarti qui, cerca i documenti programmatici online e informati in modo più esaustivo: il 25 settembre, vota consapevolmente!"

FAMIGLIE ACCOGLIENTI SEGNALA

FAMIGLIE ACCOGLIENTI SEGNALA

Per ulteriori informazioni scrivere a scuoladonnestraniere@gmail.com

FESTIVAL DELL'ACCOGLIENZA

Dal 9 settembre al 27 ottobre a Torino c'è: "E mi avete accolto" - Festival dell'Accoglienza.

Una manifestazione con 50 appuntamenti, 150 relatori e 30 sedi diffuse nella città metropolitana di Torino: incontri e dibattiti, teatro, musica, cinema, libri, iniziative speciali rivolte ai giovani e incontri dedicati ai temi della fede. 

Ecco il programma completo.

A questa pagina è possibile iscriversi ai singoli appuntamenti, ordinati per sezione: https://www.upmtorino.it/festival-dellaccoglienza/il-programma/

Istruzioni per iscriversi:

  • clicca sulla sezione che ti interessa tra Cinema in Giardino, Eventi, Fede, Giovani, Libri, NarrAzioni di Ordinaria Accoglienza. e scopri tutti gli appuntamenti
  • clicca sul titolo dell'evento: verrai reindirizzato a un Google form, tramite cui potrai iscriverti
  • riceverai sulla mail indicata la conferma dell'iscrizione; prima dell'evento riceverai anche un promemoria
  • per ulteriori info puoi scriverci a: festival.accoglienza@gmail.com
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Speriamo che questa newsletter sia uno strumento utile per il nostro lavoro. Se volete segnalare una storia e per rendere tutti partecipi delle attività che state svolgendo, vi preghiamo di tenervi in contatto con Antonio Massariolo (antonio.massariolo@gmail.com) che coordina la newsletter. Fate riferimento a lui, mandandogli una mail con due/tre righe di presentazione ed un vostro contatto telefonico, poi provvederà lui a ricontattarvi e a procedere con la stesura della storia.

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Abbiamo bisogno di voi

Vogliamo creare nuove relazioni con chi fugge dalla propria patria, offrire non soltanto accoglienza ma speranza, come prescritto dal troppo spesso dimenticato articolo 10 della Costituzione: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. Occorre ripartire dai volti, non dai voti, ed è questo che noi vogliamo fare.

Per farlo abbiamo bisogno di voi.

Ci sono mille modi di accogliere: offrire un pasto, un letto, una lezione di italiano. Anche solo accompagnare un ragazzo al cinema, preparare una piccola festa per i nuovi vicini. E, naturalmente, andare in piazza quando è necessario, mostrarsi, protestare contro leggi e regolamenti iniqui, che tolgono libertà agli italiani quanto ai migranti. C’è bisogno di tutti: “Famiglie Accoglienti” unisce giovani e vecchi, bianchi e colorati, cristiani e musulmani. Vi aspettiamo.
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