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Torino, 7/12/2018
Pensavo, fare il logo non è come rifare il bagno. Rifai il bagno, ti deve piacere. Coi soldi che puoi spendere ti scegli le piastrelle, i rivestimenti, i sanitari, no? Il colore delle pareti, mettiamo la vasca o la doccia? E poi un bel lampadario di una volta preso in un mercatino di roba usata che gli da quel non so che.

È il tuo bagno, ci inizi e finisci la giornata, te lo fai per te, ti deve piacere per forza, altrimenti che lo rifai a fare? Fallo tutto a modino come ti pare e piace che poi lo sai, te lo devi far piacere così com'è venuto per vent'anni almeno. Poi quando hai finito ci fai le foto, le metti su instagram, le mandi a CasaFacile.

Ma fare il logo per il tuo lavoro, o rifarlo: non lo stai facendo per te, non deve mica piacere a te. Lo stai facendo per loro, se proprio deve piacere a qualcuno deve piacere a loro. Non a te, a loro. Dice: loro chi? Ma i tuoi clienti, no? E quelli che potrebbero diventarlo.

Questa cosa qui l'ho imparata quando con Emanuele abbiamo fatto l'identità visiva di Guido. Era la prima volta che lavoravo all'identità visiva di una cosa mia, arrivavano le proposte, erano belle, ma io volevo di più, un'identificazione totale, una gratificazione narcisistica, un modo per dire: eccomi qui, sono proprio io. Anzi: sono di più, sono la versione migliore di me.

Poi non so bene com'è andata, di sicuro è stato parlare con Enrica e chiederci: ma questa cosa che stiamo facendo a cosa serve poi, e a chi? Ce lo siamo chiesti non in questi termini, non con la chiarezza che ci riesco a metterci sopra adesso, a cose fatte. Allora non c'era, giravamo confusi e un po' dubbiosi intorno alla sensazione di aver bisogno di qualcosa che ci esaltasse: che ci facesse sentire esaltati e che esaltasse quello che avevamo in mente di fare.

Di quel periodo ricordo soprattutto la fatica enorme di dare a Emanuele un feedback costruttivo, impiegavamo ogni volta una settimana o due. Adesso capisco che stavamo cercando di uscire dal vicolo cieco del mi piace / non mi piace in cui ci eravamo cacciati.

«Hai visto il logo nuovo, ti piace?» Non è questo il punto. Non è una questione di piacere estetico o emotivo, né di appagamento o di identificazione personale, né di compiuta espressione o realizzazione di sé. Lo dico senza una particolare educazione visiva e con lo sguardo del cliente, non del graphic designer: è una questione di efficacia comunicativa tra te e il tuo pubblico.

Allora riproviamo: «hai visto il logo nuovo, è efficace?». Rispondere è molto più difficile: devi entrare nel merito, il gusto personale non basta più. Il logo di Guido insieme al resto dell'identità visiva ci aiuta a distinguerci, a dire: non siamo dei maschi alfa del marketing tutti incravattati, ci piacciono le cose concrete, leggere, accessibili, essenziali, divertenti. Dice questa cosa e ci sembra che la dica bene, che sia efficace e per questo l'abbiamo scelto. Che poi mi piaccia oppure no: chissene.
Guido è la mia libreria di risorse per imparare il marketing online al tuo ritmo.
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