Il Lauro del Gianicolo: morte
di Riccardo Wagner a Venezia
A Villa Torlonia la nuova opera di Flavio Colusso incorona Wagner e d'Annunzio Sesto appuntamento per l'anno 2013 de «
L’Orecchio di Giano: Dialoghi della Antica & Moderna Musica», il ciclo di concerti dell'
Ensemble Seicentonovecento diretto da
Flavio Colusso - organizzato da
Musicaimmagine in collaborazione con l'
Institutum Romanum Finlandiae, il sostegno del MiBAC e con il patrocinio dell'Ambasciata di Finlandia - che per questa occasione si sposta eccezionalmente nel
Casino Nobile di Villa Torlonia dove, ospite dei Musei di Villa Torlonia del Comune di Roma,
martedì 12 e mercoledì 13 novembre sarà eseguita in prima assoluta l'opera
Il Lauro del Gianicolo: morte di Riccardo Wagner a Venezia.
La nuova opera di Flavio Colusso – composta con il patrocinio della Fondazione “il Vittoriale degli Italiani” e del Comitato “Gabriele d’Annunzio 150”, e realizzata in coproduzione con l'Associazione Musicale Euterpe – celebra insieme il secondo centenario della nascita di Wagner e il centocinquantesimo della nascita e settantacinquesimo della morte di Gabriele d’Annunzio. L’opera prende spunto dalle vicende storiche e autobiografiche dell’
imaginifico poeta pescarese – narrate nel romanzo “Il Fuoco” (1900), ambientato a Venezia nell’anno della morte di Wagner.
«
Il Fuoco è la sintesi di tutta la vita e di tutta l'opera di Gabriele d'Annunzio, è l'espressione ultima della sua maestria e della sua inquietudine, è un addio inesorabile ed è un inatteso riconoscimento».
Personaggi e interpreti |
Characters
FOSCARINA
celebre attrice, non più giovane
Maria Chiara Chizzoni, soprano
DONATELLA ARVALE
giovane cantatrice
Arianna Miceli, soprano
STELIO EFFRENA
giovane e geniale poeta
Luigi Petroni, tenore
DANIELE GLAURO
amico di Stelio, filosofo
Yoram Chaiter, basso
I COMPAGNI DI STELIO
Alessandro Carmignani, alto
Fabrizio Di Bernardo, basso
Ensemble Seicentonovecento |
Ensemble '05
con Massimo Felici, Alberto Galletti,
Valerio Losito, Antonia Valente
Direttore Gian Rosario Presutti
elementi scenici di Andrea Fogli
regia di Flavio Colusso
Nella parabola della complessa e tempestosa relazione del giovane e geniale poeta Stelio Effrena con la Foscarina, celebre attrice tragica che adombra la figura di Eleonora Duse, gli elementi che confluiscono nella nuova drammaturgia e i motivi ispiratori della musica di Colusso sono: l’ammirazione per la musica ed il pensiero di Wagner - che d’Annunzio considerava l'incarnazione del genio artistico e del quale volle essere e fu tra i portatori a spalla del feretro; la volontà di affermare un’arte totale nuova che si innesta e nasce dalle radici del passato; l’amore per l’ideale classico latino e per la musica degli antichi italiani, Palestrina e soprattutto Claudio Monteverdi, considerato anche lui, come Wagner, “novatore” nell’arte; la consacrazione dell’esistenza del poeta alla “missione superiore”, “il sogno del domani” della costruzione di un teatro di pietra a Roma, sul Gianicolo, luogo emblematico dell’apertura verso il passato e verso il futuro.
Dialogano con i personaggi principali i compagni e discepoli del poeta i quali, nell’intreccio lirico e polifonico, rappresentano la vitalità della nuova visione dell’Arte ispirata dalla
Gesamtkunstwerk; la cantatrice Donatella Arvale, la quale, catalizzando diversi aspetti del desiderio nel sensuale rapporto fra i due artisti-amanti e suscitando la morbosa gelosia, trascina la Foscarina in uno stato di “pazzia” popolato da ombre, sogni, fantasmi che sfocia nella “esperienza del Labirinto” dal quale l’attrice esce infine trasformata.
L’Opera si conclude con il corteo funebre di Wagner – per la cui morte il mondo intero parve «diminuito di valore» – la cui salma, racchiusa in una teca di cristallo e ornata con una grande corona di alloro proveniente direttamente dal Gianicolo, è portata da Stelio e dai suoi compagni.
L’eleganza di Villa Torlonia, le ricche e splendide decorazioni della “sala da ballo” del Casino Nobile, più che cornice allo spettacolo si fanno interpreti delle atmosfere raffinate evocate dalla poesia dannunziana.