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Carissimi, anche quest'anno vi aspettiamo
al grande concerto di fine anno della Festa del Te Deum.
Auguri per un Santo Natale e Buone Feste!
30 dicembre 2011
Roma, Basilica di
Sant' Andrea della Valle


INGRESSO LIBERO

La "Festa del Te Deum" 2011

Torna anche quest’anno il grande concerto della “Festa del Te Deum” che ripercorre l’ascolto dei Te Deum composti dal ‘500 ad oggi e di rare pagine di musica sacra e che si è affermata fin da subito nella Capitale come appuntamento di alto livello culturale e nel contempo forte segno della tradizione delle feste religiose e civili di fine anno.
In programma musiche di Franz Liszt, in occasione del bicentenario della nascita del grande compositore, il Te Deum gregoriano e la nuova composizione di Flavio Colusso Le Opere di Misericordia, qui in prima esecuzione assoluta.

Sale ascende l’uman cantico,
varca spazi, varca cieli

[Claudio Strinati] La produzione spirituale e religiosa di Liszt è ricchissima e sebbene la sua immagine sia quella del pianista mondano, il suo ideale artistico si identifica nella missione dichiarata fin dalla giovinezza: «L’arte deve ricordare al popolo le nobili dedizioni, le risoluzioni eroiche, la fortezza e l’umanità; essa deve farsi annunciatrice della provvidenza di Dio». La sua ambizione di assumere il ruolo di riformatore liturgico lo aveva reso attento studioso della tradizione per trovare una via di mediazione con i linguaggi a lui contemporanei e gli esiti di questa ricerca, segnati dal suo anelito alla libertà espressiva e dall’innato virtuosismo, lo portarono a composizioni monumentali. Liszt raffigura e dà voce a una Ecclesia triumphans in quanto militans e i suoi santi sono eroi. Questa fede così romantica trascolora in momenti più intimi di meditazione e di ascesi: tali diverse concezioni si ritrovano nel solenne Te Deum per coro, ottoni e organo scritto nel 1853 ed eseguito nello stesso anno a Weimar, in cui gli interventi polifonici del coro e quelli degli ottoni sottolineano la maestosità e la potenza dell’inno gregoriano e in Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen [Pianti, lamenti, dolori, sgomenti], brano per pianoforte del 1859 poi trascritto per organo tra il 1862 e il 1863, quando morì sua figlia Blandine, costituito da trenta variazioni su un basso ostinato presente nella Cantata BWV 12 e nel Credo della Messa in Si minore, BWV 232 di Bach e da un recitativo impetuoso che porta alla sezione finale che esprime l’accettazione della volontà di Dio attraverso la citazione del Corale Was Gott tut, das ist wohlgetan [Ciò che Dio fa, è ben fatto].

Nel Te Deum composto da Colusso nell’anno pucciniano per la Festa del Te Deum 2008, il suono delle campane si dipanava nello spazio della basilica teatina suggerendo, nell’attrazione della cupola mirabile del Lanfranco, il senso di rotazione e di ascesa: così ne Le Opere di Misericordia l'autore, partendo dall’idea antica dell’esacordo, scandisce con le campane l’adesione alla chiamata e la salita costante verso l’alto dell'esercizio spirituale. Composto su invito del Pio Monte della Misericordia di Napoli in occasione della mostra “Sette opere per la Misericordia”, nel testo confluiscono frammenti di lettere di san Gaetano Thiene, del Combattimento Spirituale del Teatino Lorenzo Scupoli e di oratori di Giacomo Carissimi. La tersa e incantata partitura introduce il fedele e l’ascoltatore a una autentica comunione, esteticamente pregnante e eticamente del tutto convincente, che per gradi successivi lo eleva verso una forma superiore di bellezza e quiete spirituale. Strutturata in otto “stazioni” cioè le sei Opere come sono adombrate in Matteo 25, più un coro iniziale che chiama i fedeli e un finale che celebra l’avvenuta ascesa verso il Regno, la composizione, dalla prima all’ultima nota, è una confidente conquista di una solida certezza di comunione degli spiriti, che trova la sua congruente forma in una maestosa solidità accordale e in una delicatissima trama contrappuntistica che contempera costantemente lo sgomento di chi si trova di fronte a qualcosa che lo sovrasta con la certezza di quel sentimento di protezione e conforto che la musica, meglio di tante altre forme espressive, può dare anche a chi non sia conoscitore delle cose d’arte. Il finale è orientato proprio in questo senso quando il maestro prescrive che il coro si allarghi a tutti coloro che assistono non distinguendosi più esecutori da ascoltatori. Nel finale si coglie il senso profondo di una scrittura costantemente tesa alla ricerca di una sintesi superiore in cui l’antichissima idea del suono delle sfere ritorna da una memoria ancestrale e pone il maestro al centro di un dibattito sul destino della musica che ha visto anche altri compositori illustri avviarsi su una strada non priva di affinità con la sua poetica. È quel sottile crinale in cui l’idea di un mondo antico inattingibile e il sogno di un mondo ulteriore non afflitto dall’esigenza né della modernità né della conservazione, si incontrano magicamente lungo una specie di scala di Giacobbe che ci porta verso le consolazioni angeliche. Questo lavoro, così austeramente semplice e sobrio, è un felice raggiungimento di un autore che prosegue coerentemente un suo cammino di spiritualità e di pienezza.

il programma

Franz Liszt
Te Deum laudamus per coro, ottoni, percussioni e organo;
Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen per organo


Flavio Colusso
Le Opere di Misericordia per voce recitante, sei voci, coro e strumenti

gli interpreti

Cappella Musicale Theatina
Cappella Musicale di S. Giacomo
Ensemble Seicentonovecento
direttore Flavio Colusso

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