Il concetto di crescita tra obiettivi e obiezioni

Ci viene costantemente ripetuto che l’Italia ha bisogno di “crescere”. Non sono sicuro che la parola sia stata scelta bene. Gli obiettivi da realizzare sono: la diminuzione della disoccupazione e della precarietà; il consolidamento del sistema delle imprese, la partecipazione dell’Italia alla ripresa del cammino dell’Europa verso una più forte unità politica. La realizzazione di questi obiettivi richiede cambiamenti strutturali, mentre la parola “crescita” è stata tradizionalmente associata all’idea di un sistema che si espande mantenendo sostanzialmente invariata la sua struttura produttiva. Inoltre, parlare di crescita espone alle obiezioni di chi, con buone ragioni, si preoccupa del problema della sostenibilità: le risorse disponibili nel nostro mondo limitato non consentono infatti una espansione indefinita e molti sono i segni che annunciano come questo limite si faccia già sentire. 
D’altra parte, quando si parla di “crescita” si intende un aumento del PIL, e, rispetto ai suddetti obiettivi, questo aumento non costituisce condizione necessaria, e neppure sufficiente.
Se mettiamo insieme le questioni di cui sopra, il problema si presenta troppo complicato per esprimerlo solo in termini di “crescita”. Ancora un volta, Giorgio La Pira ci può suggerire una buona idea di metodo per affrontarlo in modo più adeguato, quando, ne L’Attesa della povera gente (par VIII), parla della necessità di “pianificare” gli interventi, e invita a non aver paura di questa parola. Per quanto riguarda poi la domanda interna, non conta solo l’ammontare del reddito, ma anche la sua distribuzione: non pochi ritengono che tra le cause della attuale crisi vi sia l’aumento della disuguaglianza...  PER LEGGERE L'INTERVENTO COMPLETO E ARTICOLATO DELL' AUTORE CLICCA QUI

 

Info e attività recenti o in corso

Segnaliamo occasioni e convegni recenti inerenti la figura di La Pira, tratti dalla sezione "notizie recenti" del sito. Ecco alcuni spunti di rilievo:
 

- 4 Maggio 2012: il presidente della Fondazione La Pira, prof. Mario Primicerio, introduce l'incontro intitolato “Vittorio Citterich giornalista, ma non solo” nella Sala Teatina del Centro Internazionale studenti "Giorgio La Pira" di Firenze.

- 15 Maggio 2012: La Fondazione promuove il primo Seminario dedicato all'Islam. Padre ALBERTO FABIO AMBROSIO tiene la relazione “CONOSCERE L'ISLAM: IL SUFISMO.”
 
- 24 Maggio 2012: serata promossa da Comunità S.Michele e la Fondazione G. La Pira in ricordo di don Ajmo Petracchi, animatore con don Mario Lupori dei primi anni della comunità e personalità significativa nella vita religiosa e civile di Firenze.

- 25 Maggio 2012: Fondazione La Pira, Centro Internazionale Studenti e Opera per la Gioventù G.La Pira promuovono l'iniziativa LAMISOO, festa per ricordare l'amicizia tra Firenze e il Senegal. Ritrovo alle ore 17.30 in piazza Signoria e poi al CIS La Pira per un pomeriggio insieme in centro tra musica e sapori, nel solco dell’amicizia tra La Pira e Senghor.
 
- 23 Giugno 2012: un gruppo di circa 80 giovanissimi dell’Azione Cattolica di Jesi sarà in visita a Firenze per trattare il tema VOCAZIONE E TESTIMONIANZA con riferimento a GIORGIO LA PIRA e DON LORENZO MILANI: dopo una visita ai luoghi simbolici della città, ascolteranno le riflessioni del professor Ugo De Siervo e dell’onorevole Giuseppe Matulli all'interno della Sala Chiostrini, presso il convento di San Marco.

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Articoli e pubblicazioni recenti

Preghiera e Vita - La direzione spirituale come dimensione di amicizia nel carteggio La Pira-Ramusani - Firenze, Polistampa 2011

Nel solco di La Pira, Vittorio Peri e don Carlo Zaccaro - Firenze, Polistampa, 2011


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Economia e liberalismo:
La Pira scriveva a Pio XII     (1 Maggio 1958)

Il tossico della civiltà, la causa del comunismo è espresso ed è contenuto in questo tessuto di «norme liberali» che hanno come radici il bellum omnium contra omnes (homo homini lupus!). Sapete, Beatissimo Padre, la forza davvero demoniaca del danaro accentrato in poche mani! Pensate: la sorte dei lavoratori, in Italia; la stabilità del loro lavoro e del loro pane, il loro avvenire, è sempre e solamente nelle mani di questi padroni «anonimi» che dispongono senza controllo alcuno del destino delle loro aziende. Un'azienda chiude: duemila operai sono licenziati, chi controlla? Chi dà garanzia e giustizia? Nessuno: la cosa più preziosa dell'uomo - dopo l'orazione e la vita interiore - il lavoro, è nelle mani incontrollate (spesso avare ed impure) del «padrone!». L'azienda viene chiusa, gli operai licenziati, l'economia nazionale ferita, la pace sociale turbata, le famiglie disgregate, la fede religiosa indebolita o perduta: chi controlla? Chi garantisce? Chi giudica? Nessuno! [...] Ma non esiste, non esiste, non esiste, quel «libero mercato» a cui si fa sempre ricorso, come se fosse un principio teologale! Non è vero in teoria e non esiste in pratica: ciò che esiste in pratica è il triste fenomeno della disoccupazione e della incertezza dell'occupazione, due fatti dovuti essenzialmente alla strutturazione liberale dell'economia e della finanza. [...] Cosa bisogna fare? Decidersi a mutare il volto liberale della nostra economia: non è un volto «personalista», no. E' un volto individualista: va contro il bene comune che è la norma orientatrice dell'etica sociale cristiana (e naturale insieme). [...] Beatissimo Padre: si vuole sradicare il «socialismo»? Si vogliono riprendere le «masse» umane e fare che esse ritornino nell'orbita integralmente cristiana? Altra via - dopo quella della preghiera - non c’è: mutare le strutture economiche, fare otri nuovi, assicurare il pane e la dignità dei lavoratori. Si creerà così una società più giusta ove la grazia del Signore, ove l'amore del Signore, potrà circolare più rapidamente, più liberamente. Perché quando è assicurata la casa per la famiglia e per l'amore della famiglia, la bottega per il lavoro e per la gioia e la creatività del lavoro, allora anche la Chiesa ha capacità di... CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE LA LETTERA INTEGRALE DI GIORGIO LA PIRA A PIO XII 
 

Associazioni e gruppi nel nome di La Pira 

Associazione "Giorgio La Pira" di San Felice sul Panaro (Modena): In questa sezione della newsletter, che dedicheremo volta per volta alla presentazione di gruppi e associazioni intitolate al Professor La Pira, in quest'occasione è d'obbligo riportare le poche informazioni a nostra disposizione circa l'Associazione "Giorgio La Pira" con sede a San Felice sul Panaro (Modena), uno dei comuni più colpiti dallo sciame sismico tutt'ora in corso in Emilia Romagna, che fa registrare scosse tra il 4° ed il 6° della Scala Richter. La sede di questa associazione, attiva nella promozione di manifestazioni e incontri culturali con particolare rioferimento alla storia locale, era appena stata ristrutturata ed è situata dentro la cosiddetta "zona rossa", al momento inaccessibile e forse inagibile in quanto troppo vicina alla chiesa e ad un altro immobile inabitabile. Il terremoto a san Felice sul Panaro ha prodotto danni gravissimi: la chiesa ed il campanile sono stati distrutti, come la vecchia canonica, la torre dell'orologio, mentre centinaia sono le case lesionate. Fino a due settimane fa, quando la Fondazione ha ricevuto un'email dall'amico Paolo Buldrini, referente dell'associazione, non si erano registrati nè morti nè feriti gravi. La parrocchia di riferimento dell'associazione sta cercando di raccogliere fondi per acquistare un nuovo pulmino, dato che quello usato in precedenza è stato centrato dal crollo del campanile e "ridotto allo spessore di una piadina", per usare i termini dello stesso Buldrini. A questi amici la Fondazione assicura la propria vicinanza nella preghiera, in attesa di vagliare eventuali possibilità per sostenerne richieste d'aiuto. 
 


Associazione culturale “GIORGIO LA PIRA”
Resp.referente Sig. Paolo Buldrini (presso Parrocchia) Tel.  053584542  -  buldrinipaolo@tiscali.it

 
 

"Le città non possono morire"

[...] La storia e la civiltà umana hanno proprio nelle città il loro suppositum. 
Storia e civiltà si trascrivono e si fissano, per così dire, quasi pietrificandosi, nelle mura, nei templi, nei palazzi, nelle case, nelle officine, nelle scuole, negli ospedali di cui la città consta. 
Le città restano, specie le fondamentali, arroccate sopra i valori eterni, portando con sé, lungo il corso tutto dei secoli e delle generazioni, gli eventi storici di cui esse sono state attrici e testimoni. 
Restano come libri vivi della storia umana e della civiltà umana: destinati alla formazione spirituale e materiale delle generazioni venture. 
Restano come riserve mai esaurite di quei beni umani essenziali - da quelli di vertice, religiosi e culturali, a quelli di base, tecnici ed economici - di cui tutte le generazioni hanno imprescindibile bisogno. [...] La crisi del nostro tempo - che è una crisi di sproporzione e di dismisura rispetto a ciò che è veramente umano - ci fornisce la prova del valore, diciamo così, terapeutico e risolutivo che in ordine ad essa la città possiede. 
Come è stato felicemente detto, infatti, la crisi del tempo nostro può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della città. 
Ebbene: questa crisi non potrà essere risolta che mediante un radicamento nuovo, più profondo, più organico, della persona nella città in cui essa è nata e nella cui storia e nella cui tradizione essa è organicamente inserita. Clicca qui per continuare a leggere il discorso pronunciato da La Pira nell'Ottobre del 1955 a Firenze